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IL CASTELLO DI ISCHIA: TESTIMONIANZE D’ARCHIVIO

IL QUARTIERE OGGI DENOMINATO «ISCHIA» A GROTTAMMARE PRENDE IL NOME DA UN CASTELLO SORTO NEL PERIODO ALTOMEDIEVALE SULLA DESTRA DEL FIUME TESINO, CHE LE FONTI DELL’EPOCA CHIAMANO ISCHA, ISCLA ED ESCLA. TALE COSTRUZIONE SORGEVA NEL VOCABOLO AGELLI DEL FONDO SIRRI ED ERA COLLEGATA ALLA CORTE DELLA CHIESA DI S. VINCENZO.
LA PIU’ ANTICA TESTIMONIANZA DELL’ESISTENZA DEL CASTELLUM E’ RINTRACCIABILE NEI REGESTI EPISCOPALI FIRMANI DELL’ANNO 968; UN SECONDO DOCUMENTO, IL CODICE 1030, AFFERMA CHE TRASMONDO, FIGLIO DI TASSELGARDO, PRIMA PROMISE E POI VENDETTE IL CASTELLO DI ISCHIA AL VESCOVO DI FERMO UBERTO, FIGLIO DEL CONTE TEBALDO, NELL’OTTOBRE DEL 1030 (LIBER, C. 20rv; C. 22v).
NELLO STESSO CODICE 1030 SI FA POI SPESSO RIFERIMENTO AL FONDO ISCHIA (FUNDO QUI DICITUR ISCLA O SEMPLICEMENTE IN ISCLA): QUESTA ESPRESSIONE DEVE INDICARE CON TUTTA PROBABILITA’ I TERRITORI NELLE IMMEDIATE VICINANZE DELLA COSTRUZIONE (LIBER, C. 21rv; C. 24rv; CC. 23v-24r; CC. 23v-24r; CC. 89v-90v).

IL CASTELLO DI ISCHIA: DERIVAZIONE LINGUISTICA DEL TOPONIMO

LA LINGUISTICA MODERNA HA RICOLLEGATO LE ORIGINI DEL TOPONIMO (DAL GRECO, NOME DEL LUOGO) «ISCHIA» AL LATINO INSULA, POI IN ITALIANO ISOLA.
SECONDO G. AMADIO DAL PUNTO DI VISTA LINGUISTICO “PER AVERE L’ISOLA NON OCCORRRE (…) IL MARE: BASTA UN RECINTO, UN FOSSATO, UN MURO DI CIRCONVALLAZIONE”. ISCHIA VALE, QUINDI, ISOLA PERCHE’ LUOGO SEPARATO DALLE MURA DEL CASTELLO.
IL NOME POTREBBE ESSERE RICOLLEGATO ALLE FREQUENTAZIONI NEL NOSTRO TERRITORIO DEI PELASGI, ANTICA POPOLAZIONE PRESENTE IN GRECIA PRIMA DELLE GENTI DI STIRPE ELLENICA. COME OSSERVATO IN STUDI PRECEDENTI, IN UN PERIODO NON SEGUENTE AL SEC. IX A. C. CI SAREBBE STATA UN’ INVASIONE PELASGICA DEL PICENO, CHE AVREBBE PORTATO, TRA L’ALTRO, ANCHE ALLA FONDAZIONE DI ASCOLI PICENO.

OMONIMI: ISOLA D’ISCHIA; ISCHIA ISOLA NELL’ARCIPELAGO DELLE ENOTRIDI; ISCHIA CONTRADA DI OFFIDA; ISCHIA CAPOLUOGO DI COMUNE NEL CIRCONDARIO DI POZZUOLI; ISCHIA FRAZIONE DI RIVA DI TRENTO.


PERCORSO LINGUISTICO DEL TOPONIMO

lat. I(N)SULA > *ISLA > ISCLA / ESCLA (con epentesi di C) > it. ISOLA


FONTI ARCHIVISTICHE E BIBLIOGRAFICHE:
G. AMADIO, Toponomastica marchigiana, I, Montalto Marche 1951.
C. BATTISTI – G. ALESSIO, Dizionario etimologico italiano, III,Firenze 1975.
M. CORTELAZZO – C. MARCATO, Dizionario etimologico dei dialetti italiani, Torino 2005 (s.v. Isca).
C. MARCATO, in G. GASCA QUEIRAZZA – C. MARCATO – G. B. PELLEGRINI – G. PETRACCO SICARDI – A. ROSSEBASTIANO, Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino 1990 (s.v. Ischia, isola d’).
G. B. MASCARETTI, Memorie istoriche di Grottammare, Ripatransone 1841.
D. PACINI, Il codice 1030 dell’Archivio Diplomatico di Fermo, Milano 1963.
D. PACINI – G. AVARUCCI – U. PAOLI, Liber Iurium dell’Episcopato e della città di Fermo, voll. 3, Ancona 1996.
V. RIVOSECCHI, Grottammare. Percorsi della memoria, Grottammare 1994.
G. SPERANZA, Il Piceno dalle origini alla fine d’ogni sua autonomia, Ancona 19343.
Liber diversarum copiarum Bullarum Privilegiorum et Instrumentorum civitatis et episcopatus Firmi, codice manoscritto, Archivio di Stato di Fermo.


SI RINGRAZIA SENTITAMENTE L’ARCHIVIO DI STATO DI FERMO, CHE HA MESSO A DISPOSIZIONE LE RIPRODUZIONI DEL CODICE 1030.

Liber, 20rv:

Fermo, ottobre 1030 – Trasmondo del fu Tesselgardo vende ad Uberto del fu Tebaldo conte, vescovo di Fermo, il monastero di S. Martino nel fondo Brecciano presso il fiume Tesino, il castello d’Ischia nel vocabolo Agelli del fondo Sirri con cinquecento moggi di terra, la porzione di sua proprietà del castello di Mariano e Subportubus con tutto quanto di sua pertinenza tra i fiumi Tesino e Menocchia al prezzo di mille soldi.


De monasterio Sancto Martino in Tesino et de castro Ischa.

In nomine Domini Dei Iesu Christi salvatoris. Anno incarnationis Christi .MXXX. et regnantibus donno Corrado excellentissimus [imperator] augustus anni eius in Christi nomine quarto, mense octobris, indictione .X., Firmo. (…)

Seguono il nome dei contraenti e la lista delle proprietà messe in vendita: la prima è il monastero di S. Martino…

Et ipso castello de la Iscla, quod edificatum est in fundo Sirri a vocabolo Agelli (…)

Habet fines : ab ipso castello de la Escla viam que pergit de super Sancto Maximo veniente in Tesino, a pede aquas maris, ab uno lato terra Longini, ab alio lato fluvio Tesino (…)


Nel nome del Signore Dio Gesù Cristo Salvatore. Nell’anno 1030 dall’incarnazione di Cristo e sotto il regno del domino Corrado, eccellentissimo imperatore augusto nel quarto anno del suo regno nel nome di Cristo, mese di ottobre, indizione decima (errore dello scrittore: in realtà era la tredicesima). Fermo (…)
(Ho venduto) lo stesso castello di Ischia, che è costruito nel fondo Sirri del vocabolo Agelli (…)

Ha per confini: dallo stesso castello di Ischia la via che mena di sopra a S. Massimo venendo al Tesino, ai piedi della riva del mare, da un lato la terra di Longino, dall’altro lato il fiume Tesino.
Liber 23v- 24r:

Fermo, agosto 998 – Uberto, vescovo di Fermo, concede fino alla terza generazione ai fratelli Lupone, Adamo ed Azzone del fu Rodecario la corte di S. Vincenzo d’Ischia, la chiesa omonima e le relative pertinenze nelle località di Ischia, Fontevecchia, Paterno, Candele, Trocclario, Cossignano, Tortano, Campo, Filetta, Popetrana ed altrove. I Concessionari corrisponderanno un censo annuo di dodici denari in moneta d’argento od in altri beni, dopo aver versato quattrocento soldi in beni mobili.


Scriptum Sancti Vincentii de Albule et de Iscla.

In Dei nomine. Qualiter concedo ego Uberto episcopo vir venerabilis sancte Firmane Ecclesie, una cum voluntate et consentiente primatis et preordinatis sacerdotis in officio sancte Firmane Ecclesie, ad usufruendi vobis Lupini et Adami et Azoni, viris germanis filiis quidem Rodecarii, et ad filiis et nepotibus vestris usque in tertiam generationem vestram per nostrum prestitum et ad usufruendi [rem iuris nostre sancte] Firmane Ecclesie, idest ipsa curtem Sancti Vincentii, qui est infra munisterio de Sonile et pertinet ad ipso episcopio sancte Firmane Ecclesie, qui connominatur in Iscla [et ipsa] ecclesia edificata est (…)


Scritto di S. Vincenzo d’Albula e di Ischia.

In nome di Dio. Dunque io, Uberto, vescovo, nobile della santa Chiesa fermana, concedo di usufruire in accordo con la volontà ed il consenso dei primati e dell’ordine sacerdotale al servizio della santa Chiesa fermana a voi, Lupone, Adamo ed Azzone, nobili germanici figli del fu Rodecario, ed a figli e nipoti vostri fino alla vostra terza generazione per nostro prestito e di usufruire della proprietà sotto la nostra santa Chiesa fermana, cioè la stessa corte di S. Vincenzo, che si trova nelle circostanze del monastero di Sonile ed appartiene allo stesso episcopio della santa Chiesa fermana, che è nominata insieme nel fondo di Ischia ed è stata edificata la stessa chiesa (...)

 

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